Si è vero, il mondo può e deve andare avanti, ma non deve dimenticarsi di quei personaggi che ne hanno segnato un’intera epoca.
George Best è stato l’emblema della ribellione più pura in un periodo storico contrassegnato da forti cambiamenti sociali e rotture con il passato ultra conservatore.
Sebbene abbia vinto la Coppa dei Campioni con il Manchester United (di cui ne è una delle più grandi icone) nel 1968, la sua parabola iniziò ben prima.
Dotato di un talento cristallino che lo fece mettere subito in luce, fu anche il primo calciatore affermatosi come una vera star fuori dal contesto sportivo. Per primo seppe comprendere l’enorme effetto mediatico che aveva il suo carisma e la sua personalità, soprattutto con le donne.
Venne soprannominato il ”Quinto Beatle” e la sua popolarità crebbe a dismisura.
Il rovescio della medaglia, come spesso accade nei grandi geni, fu una propensione estrema all’abuso dell’alcool ed all’autodistruzione che lo portò dapprima a subire un trapianto di fegato eppoi alla morte per non aver interrotto il consumo eccessivo di alcool.
Giudicare George Best (come molti hanno fatto e continuano a fare…) per i suoi eccessi e facile. E’ difficile accettare che il mondo è privo di un personaggio unico. Un personaggio che mandava avanti prima il talento e viveva secondo il suo "credo", pur entrando in contrasto con il mondo del calcio (anche questo fin troppo conservatore) e non solo.
Laddove oggi si delegittima chiunque abbia un proprio modo di vedere non in linea con il sentire comune e, per contro, molti giocano a fare i fenomeni non proponendo nulla di reale, sfruttando solo la popolarità che i social possono dare a chiunque, George Best era VERO!!!!!
Allora non rimane che dire:
Pele good.
Maradona better.
George Best!!!!!

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